UNA FAVOLA PER I NOSTRI PICCOLI ALUNNI UCRAINI

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Da quattro settimane nella nostra scuola sono arrivati nove alunni ucraini, in fuga dalla guerra. Tra le iniziative messe in atto per accoglierli il più affettuosamente possibile, gli alunni delle classi 2B e 3B digitale, che stanno partecipando al progetto Tetramind del Liceti sperimentando lo storytelling, hanno pensato di scrivere una favola per i quattro più piccoli, che frequentano la scuola elementare Pascoli, che li vedesse protagonisti, con i loro nomi e le loro vere passioni.  L’intendimento era comunicare fiducia, creare un legame e far passare attraverso la favola un messaggio positivo, che dalla guerra si può scappare ma in futuro si potrà tornare a casa e la vita tornerà quella di prima. Ecco allora la storia di Artem e dei suoi amici, apparentemente piccoli e impotenti di fronte a un nemico spaventoso, in realtà dotati di insospettabili superpoteri. La favola è stata letta in collegamento Google Meet con la scuola elementare Pascoli in italiano e in ucraino, grazie agli alunni presenti alle medie. A breve verrà tradotta in ucraino, corredata da illustrazioni, stampata e regalata ai bambini delle elementari. Artem e il drago di cenere C’era una volta in una città dal cielo azzurrissimo, circondata da campi di grano, un bambino di nome Artem, che amava molto disegnare. La mattina faceva le caricature dei maestri e dei compagni sul suo inseparabile taccuino, disegnava quello che succedeva in classe e quello che vedeva dalle finestre della scuola. Tutte le pareti erano ricoperte dai suoi bellissimi disegni. Ogni giorno, finiti i compiti, si vedeva al parco con i suoi migliori amici: Ivan, che amava gli animali, Nikita, appassionato di musica  e Dasha, che adorava il vento, la pioggia e tutti i fenomeni naturali. Il loro posto preferito era un piccolo spazio sotto lo scivolo, dove si confidavano i loro segreti e inventavano giochi sempre nuovi. Un giorno però sulla loro città cominciò a soffiare un vento gelido e il cielo si ricoprì di nuvole nere, dalle quali pioveva una cenere grigia che immobilizzava le persone appena ne erano toccate. Era il drago dell’Est che si era svegliato dal suo sonno centenario e, infuriato, percorreva il cielo a grandi falcate sputando fuoco che si trasformava in cenere paralizzante. La gente spaventata si rifugiava dove poteva, ma era difficile sfuggire alla pioggia di cenere, che si spostava portata dal vento, e anche i genitori dei quattro bambini presto si trasformarono in statue inanimate. Sotto lo scivolo del parco giochi i quattro bambini stavano seduti vicini vicini per farsi coraggio, ma nessuno di loro sapeva che cosa fare. Dasha, a cui il nonno prima di trasformarsi in statua aveva messo al collo un ciondolo d’argento a forma di saetta, stava giocherellando con la sua collana, quando si accorse che il ciondolo lampeggiava debolmente. Anche le cuffiette regalate dai genitori a Nikita sembravano emanare una piccola luminosità, così i bambini si alzarono e cominciarono a seguire le luci che si facevano più forti in certe strade e si affievolivano in altre, mostrando loro un percorso che dal centro portava alla periferia della città. Questa era circondata da una foresta di alberi così alti che non facevano passare la luce del sole. I bambini non avevano il coraggio di entrare nel buio di quella fitta foresta e stavano sotto un albero domandandosi che cosa avrebbero dovuto fare, quando Ivan, che sapeva fare i versi di tutti gli animali, per passare il tempo, cominciò a fischiare come un uccello e, poco dopo, una candida civetta si posò sul ramo più basso, osservando i bambini con curiosità. All’improvviso cominciò a spiccare piccoli voli da un ramo all’altro, come per guidarli nell’intrico del bosco e i bambini, incoraggiati da Ivan, la seguirono. Usciti dalla foresta si trovarono di fronte un alto muro di ghiaccio che sembrava non avere fine né da una parte né dall’altra. Sembrava fatto di cristallo, impossibile passare dall’altra parte. Scoraggiati i bambini si sedettero sotto la gelida muraglia, e Dasha cominciò a pensare al caldo sole d’agosto, che avrebbe potuto sciogliere con facilità quella parete di ghiaccio. Improvvisamente un raggio di sole sbucò dal cielo e si concentrò su una parte del muro, che a poco a poco si sciolse, creando un varco attraverso il quale passarono. Arrivati dall’altra parte ai bambini mancò il cuore dallo spavento: erano in una landa desolata, ricoperta di cenere e al centro della pianura stava il drago di fuoco, che li osservava venire avanti, stupefatto che qualcuno avesse avuto il coraggio di arrivare fino a lì. Ad Artem tremavano le mani quando tirò fuori dal suo zaino taccuino e matita, ma non avrebbe mai rinunciato a disegnare un essere così portentoso, anche a costo di diventare una statua di pietra. Fece uno schizzo del drago e poi cominciò a rifinirlo, osservandone con attenzione i particolari. Il drago lo guardava disegnare immobile, solo la cenere che si alzava davanti alle sue immense narici rivelava che il mostro era vivo e vigile. Artem si avvicinò un po’ di più per osservarlo meglio e il drago non si mosse. Allora anche Nikita, Ivan e Dasha si avvicinarono e quando gli furono così vicini da poterlo toccare si accorsero che il gigantesco drago aveva un’aria malconcia e respirava a fatica. Solo e odiato da tutti, stava morendo al centro della terra desolata che lui stesso aveva creato. Impietositi, i bambini cercarono di consolarlo come potevano: Ivan gli parlò dolcemente come avrebbe fatto con un cucciolo, Nikita gli cantò una delle sue canzoni preferite, mentre Dasha faceva vento con le mani per portargli un po’ di sollievo. Artem provò una gran pena per il drago morente e gli porse il disegno che gli aveva fatto. Il drago alzò l’enorme muso per guardare, quando il foglio cominciò ad accartocciarsi e a girare su se stesso velocemente, come preso da un turbine di vento. Sotto i loro occhi stupefatti il disegno di Artem prese vita e davanti a loro apparve un altro drago, più grande e possente del primo. “Un amico è quello che ci vuole” disse Artem sorridendo, mentre con Ivan, Nikita e Dasha osservava i due draghi che cominciavano a scambiarsi musate affettuose. In pochi giorni il vecchio drago si rimise completamente e per ringraziare i bambini di aver interrotto la sua triste solitudine si offrì di riportarli in volo alla loro città. Che spettacolo fu volare sui draghi sorvolando la grande muraglia di ghiaccio che si scioglieva a poco a poco lasciando di nuovo lo spazio ai campi di grano e l’immensa foresta dagli alberi altissimi, sorvolata dalla candida civetta! Dove passavano i draghi in volo la cenere scompariva, e le persone riprendevano vita. I quattro bambini si fecero portare al parco giochi, dove furono accolti come eroi e finché vissero i due draghi furono i custodi della loro città.
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