PREMIO FERRARETTO: GLI AMBASCIATORI DELLA MEMORIA DELLA NOSTRA SCUOLA

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Nella sua ultima lettera alla famiglia, prima di essere giustiziato, Ottavio Ferraretto scrisse ai figli Augusto e Marisa di essere “buoni italiani”. Per lui, che andava a morire per le sue idee, “buoni italiani” significava avere chiaro che cos’erano il bene e il male e non avere esitazioni nel momento della scelta. La sua città, Rapallo, gli ha dedicato una bella via che dal torrente San Francesco sale alla collina tra ville d’epoca e profumati giardini. Per mantenerne viva la memoria i nipoti Paolo e Sara Alessandria, figli di Marisa, hanno istituito una borsa di studio a suo nome, che ogni anno premia gli alunni di Rapallo e di Cherasco (il paese in Piemonte dove venne giustiziato) che si sono distinti per aver presentato i lavori più significativi nella Settimana della Memoria, dedicata al ricordo delle vittime della Shoah. Lo scorso anno a causa dell’emergenza sanitaria non è stato possibile svolgere la cerimonia, che quest’anno quindi ha visto ben undici ragazzi premiati per i loro scritti e disegni.   Il primo premio dell’anno scolastico ‘19/20 è andato ex aequo ad Alaa Marouf (2F) e a Mikele Sharavolli, Manuel Figallo e Federico Canessa (ex 3H); secondo premio ad Ada Banfi; terzo premio ex aequo a Stefano Ballotta (ex 3F) e Lorenzo Lunardi (2A). Primo premio dell’anno scolastico ‘20/21 a Sasha Churilov (1A); secondo  a Yana Stevoli e Sara Cassano (3A); terzo ex aequo a Matteo Fazzari (2F) e Gabriele Fattori (2B). Menzioni d’onore per i loro disegni e scritti a Carlotta Ingallina (3A), Ilaria Bimaj (1F), Alessandro Roti (1F), Leonardo Magnani (1B), Maddalena Arrigo (2B), Mariana Bonifaz (3F), Monica Montenagno (3A). “In che cosa vi sentite vicini a Ottavio Ferraretto?” ha chiesto Paolo Alessandria, il nipote del caduto per la Liberazione, che ha consegnato i premi insieme alla sorella Sara. I ragazzi hanno risposto che si sono sentiti vicini a tutte le persone che hanno passato quei terribili momenti. Alessandria ha raccontato che il giovane rapallese ha pagato con la vita l’aver organizzato e guidato per le vie della città un corteo per festeggiare la notizia della caduta di Mussolini, il 25 luglio del ’43: “Un gesto che oggi ci sembra banale perché siamo abituati a poter esprimere liberamente le nostre idee, ma allora si pagava con la vita la testimonianza dei valori in cui si credeva. Perché non accada più è importante che voi ragazzi vi facciate testimoni della Memoria”.      
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