NUMI TUTELARI: SALVATORE ARANZULLA

Written by admin. Posted in Un'avventura digitale: la sezione 2.0

Tra i numi tutelari della sezione digitale del nostro Istituto occupa una posizione di assoluto rilievo Salvatore Aranzulla, infallibile risolutore di problemi informatici invocato come un santo da chiunque si sia trovato almeno una volta a dover recuperare i contatti persi in un cellulare o inviare urgentemente una mail troppo pesante. Così appena veniamo a sapere che sarà tra gli ospiti del Festival della Comunicazione di Camogli decidiamo di andarlo a conoscere. img-20160911-wa0004La sua è una storia che sicuramente racconteremo spesso ai ragazzi come esempio di passione, tenacia e spirito imprenditoriale. Aranzulla è nato a Mirabella Imbaccari, 5.000 abitanti in provincia di Catania, dove giovanissimo ha cominciato a smanettare sul computer da completo autodidatta. Non avendo nessuno a cui chiedere aiuto di fronte ai problemi che gli si presentavano si ingegna a risolverseli da sé e presto diventa un punto di riferimento per chi usa il computer nel suo paese e nel circondario. Con l’avvento di Internet il diciassettenne Salvatore si rende conto che la maggior parte delle persone ha le stesse problematiche, così crea una newsletter e poi un sito Internet dove posta risposte a quesiti informatici, raggiungendo la ragguardevole cifra di 300.000 contatti. Accettando di ospitare banner pubblicitari sulla sua pagina si ritrova presto a guadagnare il doppio dello stipendio di suo padre. Oggi il sito www.aranzulla.it è visitato da 13 milioni di persone al mese e arriva a fatturare due milioni di euro. Salvatore è affiancato da due redattori – Andrea e Martina – che aggiornano continuamente le risposte in modo da fornire un servizio adeguato ai rapidi cambiamenti che investono le nuove tecnologie. Gli chiediamo come è riuscito a usare sempre un linguaggio comprensibile da tutti pur parlando di problemi tecnici molto specifici: “Perché ho cominciato a scrivere a dodici anni – risponde lui, divertito, il mio modo di parlare era quello e lo capivano tutti, così ho continuato”.    
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