Rivoltella e Facebook

Written by admin. Posted in Un'avventura digitale: la sezione 2.0

Il 20 marzo partecipiamo al primo corso di aggiornamento con Pier Cesare Rivoltella, uno dei massimi esperti italiani di didattica digitale. Per la prima volta sentiamo parlare di apprendimento situato, di lezione dialogata e di “gamification”, che sarebbe far imparare ai ragazzi gli argomenti scolastici utilizzando le stesse logiche che loro usano nei videogiochi, come il try and error o le comunità di apprendimento. Pratiche di uso comune e non soltanto per i nativi digitali: “Chi di voi legge più le istruzioni d’uso del cellulare appena comprato?” chiede il relatore a una platea che all’unisono pensa “nessuno”. Però in classe si dà da studiare imperterriti da pagina 11 a pagina 16 del libro di testo: è il caso di cambiare qualcosa. Per Rivoltella occorre “insegnare a casa, imparare a scuola”, ribaltando il concetto tradizionale di apprendimento in cui si spiega un argomento, lo si dà da studiare e poi lo si sente ripetere. Le nuove tecnologie ci permettono di accedere facilmente a qualsiasi notizia o argomento, quindi si può far “costruire” ai ragazzi la lezione invitandoli ad usare tutti gli strumenti a loro disposizione: internet, programmi di videomaking, podcast. Il giorno dopo in classe si discute insieme confrontando le notizie trovate e chiarendo i problemi emersi. Incoraggiate dai continui inviti a usare i social network nella pratica didattica, nelle vacanze di Pasqua apriamo le prime tre pagine Facebook della scuola: quella di francese della Prof.ssa La Rosa e quelle di due classi della sezione B: si dimostrano da subito il più efficace mezzo di comunicazione tra insegnanti e studenti e durante la vacanza di istituto in Francia sono un formidabile strumento di dialogo tra chi è in gita e i compagni rimasti a casa, che possono vedere in tempo reale le foto postate e leggere il report quotidiano della visita ai castelli della Loira. L’impressione è che in Francia ci sia venuta davvero tutta la scuola. Antoinette La RoseFacebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather

Comincia l’avventura digitale

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Classi 2.0 connesse a Internet, tablet al posto dei libri, una didattica avanzata che valorizza le competenze dei ragazzi, anche quelle che la scuola non riesce quasi mai a far emergere. Argomenti sempre più gettonati all’inizio di quest’anno, nel cambio dell’ora o al bar Rodo mangiando un toast in attesa delle lezioni del pomeriggio, mentre la bacheca in sala professori si riempiva di articoli di giornale sulla didattica digitale ritagliati e appesi coi magneti, e sulla pagina del sito che invita a fare riflessioni aperte sul nostro modo di insegnare aumentavano gli inviti a un’apertura alle nuove tecnologie a scuola. Finché un giorno il Preside decide di portarci in gita a Mele, a vedere la prima tecnoclasse della Liguria. Adelaide e Monica, pioniere dell’IPad in classe, accettano di buon grado di farci assistere ad una loro lezione e quello che vediamo ci lascia senza fiato. I banchi non sono allineati ma disposti a isole per favorire il lavoro a gruppi, i ragazzi hanno tutti l’IPad aperto davanti, ma nessuno gioca o si distrae: la lezione del giorno è interdisciplinare scienze-geografia e la classe sta lavorando a un progetto di monitoraggio delle possibili frane sul territorio dovuto alle ultime frequenti piogge. L’impressione è quella di una grande concretezza ed efficacia. Il lavoro migliore viene proiettato per noi sulla lavagna elettronica alla fine dell’ora, tra i nostri applausi e complimenti: “E’ di un ragazzino disabile” dice Adelaide con semplicità. Nel suo caso lo strumento ha completamente annullato le distanze con i compagni permettendogli di mostrare le sue conoscenze e abilità al pari e meglio degli altri. Tornando a Rapallo parliamo fitto fitto delle tante cose che ci ha entusiasmato e dei pochi ma decisivi aspetti che invece ci lasciano perplesse, finché il Preside al momento dei saluti si volta a guardarci e dice “Se qualcuna di voi se la sente, io la classe digitale la faccio anche a Rapallo”. Frase spaventosa, che provoca sguardi imbarazzati e risatine nervose, ma che presto è diventata un tarlo (“Sì, sarebbe bello, però da noi è impossibile”), poi un chiodo fisso (“Magari se partissimo con un progetto sperimentale…”) e alla fine una sfida da vincere. Oggi che la classe 2.0 di Rapallo è una realtà è bello ricordare quel giorno in cui abbiamo cominciato a sognarla. Così ecco la storica foto ricordo di quel 14 marzo 2013. Mele per sito    Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather